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Si Birra Insieme: la più grande birreria all’aperto del Mediterraneo

Si Birra Insieme nasce quale momento di coesione per la promozione del nostro territorio. Ma sarà anche intrattenimento, degustazione di prodotti, musica, sport e molto altro.

L’evento si celebrerà sabato 2 e domenica 3 giugno 2012, nel piazzale della Ag Distribuzione in c.da Beneventano a Modica (strada provinciale Modica-Pozzallo). Si tratterà di un’occasione imperdibile per gli appassionati della birra. Inoltre, nei due giorni dell’evento, verranno proposti abbinamenti culinari con le specialità gastronomiche locali da gustare negli stand dei produttori. Quella tra la birra e i prodotti tipici del territorio sarà un’accoppiata tanto inedita quanto vincente.

Si Birra Insieme

I visitatori troveranno un’atmosfera che richiama lo stile del famoso Oktoberfest di Monaco rivisitato in chiave locale: non solo birra e salsicce, ma anche le eccellenze dell’agroalimentare del sud-est siciliano (cioccolato, formaggi, dolci, frutta e ortaggi). All’interno del Birra-Village, nell’area dell’Orto-Show, i visitatori riceveranno gratuitamente 2 Kg di prodotti agro-alimentari.

Birra, gusto e divertimento saranno sapientemente miscelati a sport, musica e spettacolo. Un’apposita area dedicata alle spettacolari performance di auto e moto, renderà la festa ancora più accogliente. E la sera spazio alla musica. Sul palco del BirraVillage sarà un susseguirsi di esibizioni di band locali che culmineranno con il concerto finale.


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Teatro Eutheca (Roma): INOSSIDABILE MIELE

INOSSIDABILE MIELE: quando la poesia si traduce in movimento

di e con Domenico CUCINOTTA
Collaborazione artistica Sumako KOSEKI

Selezione musicale e regia Domenico CUCINOTTA
Dal martedì al sabato ore 21.00, domenica ore 17.30 
Per info e prenotazioni : Tel 06 95945400 info@eutheca.eu

Teatro Euthema - Inossidabile MieleDal 17 al 22 aprile al Teatro EUTHECA la performance in ‘improvvisazione’ di un artista  siciliano che racconta poesie con il corpo. Consigliato anche ad pubblico non udente.

Dopo la prova aperta in Finlandia e il debutto a Messina, Domenico Cucinotta, con il suo Inossidabile miele, approda per la prima volta a Roma al Teatro EUTHECA. Uno spettacolo tra danza e poesia, senza parole, dove per 60 minuti l’artista parla dell’amore, reinventando, interpretando, seguendo ‘in improvvisazione’ i gesti e i segni sviluppati in una partitura fisica iniziale ispirata ad una raccolta di poesie.

Spunto dello spettacolo è infatti il testo del poeta siciliano Michele Cucinotta Oteri che nella sua raccolta – l’Inossidabile Miele appunto – parla del suo disperato bisogno di amore, della sua continua ricerca di affetto. E così diventa questo il tema portante del teatro-danza: l’amore in tutte le sue forme, da quello tra uomini, a quello per la vita, per i luoghi cari, per la madre… che il nipote del poeta -Domenico Cucinotta – studia e approfondisce per scrivere sul proprio corpo le
parole delle poesie dello zio.

In questa testo danzato entra in gioco anche il linguaggio dei segni cui si fa riferimento e da cui si attinge per lo sviluppo dei significati dell’opera. Leitmotiv portante è la canzone ‘The man I love’ che parla dell’attesa di un uomo che, forse, un giorno verrà… un sogno, quello del poeta de l’Inossidabile Miele, che Domenico Cucinotta interpreta anche scegliendo questa canzone come accompagnamento al movimento.

Numerosi i riferimenti a Pina Bausch e Pasolini, oltre che al poeta siciliano autore della raccolta di poesie ‘Inossidabile è qualcosa che non si consuma e che quindi continua a vivere. Quando smettiamo di amare le cose, significa che si è ossidato il nostro sentire’ sottolinea l’artista specificando la scelta di mantenere il titolo originario dell’opera ‘esprimere il bisogno di amore, in tutti i modi anche attraverso l’arte, rende l’ amore un concetto universale che ci accomuna, ed è per questo che può abbattere confini e distinzioni’.


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Sicilia nel Mondo parteciperà alla gara di cucina per giornalisti di Travelexpo

Nuova sfida ai fornelli per i giornalisti. Tra tradizione e cucina mediterranea torna “Penne all’Agrodolce”, il concorso gastronomico giunto alla dodicesima edizione. Nella cornice di Travelexpo, il Salone internazionale del turismo in programma all’Hotel Città del Mare di Terrasini dal 13 al 15 aprile, dieci “penne” 7 della stampa siciliana e 3 di quella nazionale presenteranno le loro fatiche come chef.

I cuochi per un giorno sono: nella sezione antipasti Silvia Donnini (Tiguido.net) presenterà “Rotolini in salsa verde alla mentuccia” mentre Alessandra Verzera (Scelte di gusto) proporrà “Entrèe di mare dall’Atlantico al Mediterraneo”.

Tra i primi piatti, Vincenzo Bonanno (Sicilia nel mondo Blog) preparerà “Spaghetti al profumo di Sicilia” e Simona Licandro (Ansa) “Caserecce con pesce spada all’arancia”.

Anche il “Goulash” di Barbara Cappello (Ufficio stampa Uil Sicilia) sarà “ai profumi di Sicilia” e gareggerà nella categoria secondi con il “Pollo Fritto senza olio con salsa di cocco e ananas” di Mariella Morosi (Italia a tavola network).

Infine, nella sezione dessert, Lorena Dolci (Telecolor) porterà a tavola “Sospiri di Monaca”. In questa stessa sezione parteciperanno tre vincitori di passate edizioni di Penne all’Agrodolce: Alessandra Costanza (Sicilia news 24) con “Dolce Delizia Fine del mondo”, Geraldina Piazza (Freelance) e Marcello Clausi (Cult). Le loro creazioni, delizieranno i presenti ma sono stati ammessi fuori concorso ed è possibile che le giurie decideranno di proclamare un vincitore tra i tre ed assegnare un premio speciale.

I piatti, preparati dai giornalisti/cuochi nelle cucine di Città del Mare, saranno giudicati nella stessa serata da due giurie, una tecnica, composta da cinque membri selezionati dal Club degli Chef Palermitani Francesco Paolo Cascino, e un’altra popolare, costituita da una selezione degli espositori di Travelexpo.

L’Associazione Siciliana della Stampa anche quest’anno patrocina la manifestazione. Msc Crociere, sponsor della gara, offrirà al vincitore una crociera nel Mediterraneo.


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Il Cero Pasquale

Nell’ambito religioso cristiano, l’ingresso della cera nella devozione popolare si deve al suo uso ancora più antico all’interno della liturgia, come attestano alcuni padri della chiesa già nel IV secolo. L’esempio più rappresentativo in tal senso è il cero pasquale, simbolo del Cristo risorto che risplende vivo e vittorioso, sulle tenebre della morte. Qui la simbologia è evidente, la cera, che per dare luce si liquefa e si esaurisce, così la morte è conseguente alla resurrezione del Cristo; ciò affermò l’uso della cera in tutte le cerimonie religiose.

Cristo con i ceri

Il cero Pasquale è un cero di gran dimensione, artisticamente decorato e ornato da cinque grani d’incenso, disposti a forma di croce, benedetto nel Sabato Santo, e posto sopra un candelabro (di frequente artistico, detto candelabro pasquale) dal lato del vangelo dell’altare maggiore fino alla festa dell’Ascensione. Serve inoltre nel rito della benedizione del fonte battesimale nella vigilia di Pasqua e di Pentecoste, con l’immersione del cero pasquale (descedat virtus Spiritus tui); si spegne dopo il Vangelo della Messa solenne dell’Ascensione.

L’uso del cero pasquale fa parte e deriva dalla solenne illuminazione delle chiese nella vigilia di Pasqua, chiamata da S. Agostino il “mater omnium vigiliarum”, (Sermo 219), come si rivela dal testo Exultet, che le ultime indagini attribuiscono a S. Ambrogio.

Da Eusebio si sa che Costantino fece illuminare non solo la chiesa, ma tutta la città in questa vigilia (De vita Constantini, IV, 22) e S. Agostino descrive commosso l’effetto grandioso dell’illuminazione vigilare della Pasqua. Le necessità utilitarie della liturgia, vale a dire l’esigenza di disporre, nel presbiterio, di una luce che durasse tutta la notte, condussero all’uso di un cero di grandezza straordinaria, posto in mezzo al coro, che, sin dal secolo IV, fu oggetto di particolare benedizione incorniciata da un poetico elogio della propria materia e del suo simbolismo.

Anticamente, in segno di speciale onore, i ceri precedevano le dignità dell’impero romano, poi i solenni cortei papali e dei vescovi. Un’antica tradizione, iniziata dagli svevi, era che i Re di Sicilia, avevano la consuetudine di dare in omaggio alla Madonna, nel giorno dell’Assunta, una determinata quantità di cera. In San Marino l’indipendenza della repubblica (1263) era ed è celebrata con l’offerta di ceri, “di tre once l’uno”, portati in processione da schiere di fanciulle e di giovani.

In Palermo, ogni maestranza aveva il proprio cero di rappresentanza, che portava in processione durante la “Festa di li Cili” la quale iniziò nel 1385 per concludersi nel 1820.

In Catania, il 4 febbraio, vigilia di S. Agata (padrona della città) i devoti portano in processioni, enormi e pesantissimi ceri portati a spalla, da dove il nome di “Cannilora” dato alla processione.

“Un cero che è una promessa comunitaria deve considerarsi quello che dal 1657 la città di Reggio s’impegnò d’inviare ogni anno alla Consolazione. A Seminara, ceri alti come torri sulla cui superficie sono dipinte come una costante cromatica scene evocatrici e fiori, concretano l’osservanza più cospicua per grazia ricevuta dalla Madonna Nera”.

Ancestrali motivi d’ordine magico sacrale, hanno quindi in ogni tempo conferito alla cera una funzione assai importante nel comportamento e nelle tradizioni religiose dell’uomo.

Morte e vita, tenebre e luce, dissoluzione e rinascita sono insiti nel potere del duplice prodotto delle api: il miele e le cera. La cera, che del miele assume la dolcezza, colore e plasticità, fonde in sé il dualismo morte-vita, disfacimento-rigenerazione. Bruciata, la cera si scioglie, sparisce, segna e supera il limite misterioso del decomposizione e della morte.

Manipolata, assume forme nuove e dà corpo alle illusioni dell’uomo, si presenta dunque ad esiti diversi e contrapposti.


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Paesaggi dell’anima

Nel bianco riflettente di uno schermo, dove non sono riuscita a tracciare una linea, ho ritrovato dei colori impressi nell’anima, ho provato a riempire gli spazi vuoi lasciando trascinare la mia mano dalle emozioni che nessuna penna avrebbe potuto tracciare. Dentro una superficie bianca c’è tutto, ma solo i tuoi occhi posson tirar fuori i paesaggi della tua anima.

Paesaggi dell'anima


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